LA GLORIO IN VERSIONE PODESTÀ, ECCO L'EDITTO "DELLE TAPPARELLE": AGENTI TRASFORMATI IN BADANTI PER LA RONDA SERALE A PALAZZO COMUNALE
Un ordine di servizio protocollato venerdì pomeriggio svela il cortocircuito al Comune di Osimo: dipendenti negligenti lasciano stanze aperte e luci accese. Invece dei messi il Sindaco scarica il lavoro sulla Polizia Locale. Agenti costretti a fare 5 chilometri a vuoto, da via Molino Mensa e ritorno, per controllare l'effettiva chiusura serale degli infissi. Sindacati sul piede di guerra: se il provvedimento verrà confermato, a settembre sarà ultimatum

https://www.facebook.com/alsolitoposto.osimo
di Sandro PANGRAZI
Un Palazzo Comunale che più di un luogo di lavoro, assomiglia sempre più a un Grand Hotel, ma senza personale addetto alla gestione ordinaria; ovvero dove i colletti bianchi, clienti non paganti, possono lasciare le luci accese, le finestre spalancate e le porte socchiuse, tanto poi “ci pensa qualcun altro”.
E chi sarebbe questo qualcuno? Da sempre, ad Osimo, niente meno che i Vigili urbani... trasformati in simil custodi, portieri e addetti ai piani... non fosse però che oggi le vecchie "guardie" sono state da tempo ribattezzate ed elevate ad agenti di Polizia Locale, con ben altre funzioni rispetto al servizio guardaroba.
L’incredibile cortocircuito organizzativo sta diventando una ghiotta notizia da "sotto l'ombrellone", scuotendo le stanze della politica di governo cittadina che giusto venerdì pomeriggio ha messo nero su bianco, le nuove regole di "portineria" affidate agli sbirri attraverso una mail - sottoscritta dal Sindaco, in versione Podestà - che sa di diktat.
Il blitz del venerdì e la mail dello scandalo
Venerdì 7 agosto, alle ore 16:10 – in perfetto stile "bomba del venerdì pomeriggio" prima del weekend – il Sindaco Michela GLORIO ha protocollato una direttiva indirizzata al vice Comandante della PL Danilo VESCOVO (il titolare, come sappiamo, è vacante da oltre due anni, pur essendo pagato il doppio!).
L'ordine? Gli agenti comandati, anche quelli rintanati in ufficio in via Molino Mensa, devono staccare 15 minuti prima della fine del turno pomeridiano per salire in centro e fare il giro delle chiavi, spegnere le lampadine dimenticate e serrare gli infissi lasciati eventualmente aperti dai burocrati.
Per dovere di cronaca e trasparenza verso i cittadini, riportiamo integralmente il testo della mail che ha fatto saltare sulla sedia il Comando che non c'è di via Molino Mensa e le rappresentanze sindacali, protocollata agli atti del Comune giusto venerdì pomeriggio:
"Buongiorno, con la presente sono a ribadire la necessità da parte del personale della Polizia Locale di chiudere il Comune in orario serale nella maniera corretta.
Per maniera corretta intendo che non bisogna limitarsi a chiudere il portone di ferro e la porta di ingresso principale e laterale, bensì a controllare gli uffici per assicurarsi che non ci siano persone dentro, a spegnere le luci, se sono rimaste accese, e a chiudere le finestre, se sono rimaste aperte.
Inoltre, questa operazione, non necessariamente deve essere fatta dalla pattuglia ma da qualsiasi agente in servizio, anche chi si trova in ufficio, 15 minuti prima della fine del turno pomeridiano.
Metto in copia la Dirigente (Mariarosaria GIORGIO, NdR.) e l'ufficio Protocollo e chiedo che tale comunicazione venga protocollata.
In attesa che tale servizio venga espletato, porgo cordiali saluti".
Ordini secchi dall'alto: una mail che sa di editto d'altri tempi
A saltare all'occhio, oltre all'assurdità del concetto, sono i toni perentori utilizzati nella missiva del Primo cittadino.
Più che la mail di un amministratore dei nostri giorni, lo scritto della GLORIO ricorda gli editti autoritari di un Podestà degli anni '20, ma del secolo scorso.
Un piglio rigido che scavalca le normali relazioni sindacali e la dignità professionale dei lavoratori, imponendo con un colpo di clic un obbligo che dequalifica l'intero Corpo, rispedendoli al '900.
Secondo il discutibile pensiero del Sindaco, infatti, i Vigili non devono solo chiudere le porte esterne, ma devono compiere una vera e propria ronda interna stanza per stanza, sostituendosi al personale di custodia - i normali messi comunali o ad esempio affidare l'incombenza alla tuttofare Asso - che l'Ente evidentemente non sa o non vuole organizzare.
Il retroscena: quel "ribadire" che tradisce il precedente
Tra le righe del testo istituzionale emerge però un dettaglio da non sottovalutare, una vera e propria "spia linguistica".
Quando il Sindaco scrive di voler "ribadire la necessità" spiegando in modo fin troppo pedante cosa intenda per "maniera corretta", mette a nudo un retroscena chiarissimo: ultimamente il servizio di chiusura non è stato eseguito a regola d'arte.
È fin troppo facile ipotizzare il classico pasticcio estivo: qualche finestra rimasta spalancata durante un temporale o le luci del Palazzo rimaste clamorosamente accese durante lo scorso week-end.
Di fronte alle probabili rimostranze verbali degli agenti – che avranno eccepito come il loro compito fosse solo girare la chiave del portone esterno e non fare da balia ai dipendenti – la GLORIO ha scelto la linea dura.
Ha messo tutto nero su bianco, pretendendo persino la formale protocollazione dell'atto per togliere ogni alibi e blindare le responsabilità future: da oggi nessuno potrà più dire "non sapevo" o "non toccava a me".

Certificato di sciatteria: se il Comune diventa un hotel a poche stelle
Al di là del tono anacronistico, la direttiva mette a nudo una verità imbarazzante sul livello di grave sciatteria e mancanza di cultura del lavoro che regnano in alcuni uffici.
Dover verificare giornalmente che le stanze siano in sicurezza, significa certificare che tra i colletti bianchi del Comune manca il più elementare senso di responsabilità civica.
Un dipendente che spegne il PC, si alza e lascia le lampadine accese e le finestre spalancate alla mercé di temporali o malintenzionati, dimostra un totale disprezzo per il bene pubblico.
E la soluzione della Giunta qual è? Punire o richiamare i negligenti?
Macché: trasformare i Vigili in badanti dei burocrati.
Archeologia amministrativa e la pretesa dell'impossibile
Per capire l'assurdità logistica della vicenda, bisogna fare un salto nel passato. Storicamente, la chiusura del Palazzo è sempre stata un'incombenza appioppata alla Municipale.
Solo che l'archeologia amministrativa del Sindaco finge di dimenticare un dettaglio: fino a circa venti anni fa quella prassi poteva avere una sua bizzarra logica terrena, dato che il Comando si trovava fisicamente dentro il Palazzo Comunale.
Bastava fare due rampe di scale e il gioco era fatto.
Peccato che dal lontano anno 2000 la caserma sia stata trasferita in via Molino Mensa. Insomma oggi si pretende l'impossibile in nome di consuetudini e regole inopportune e superate, vecchie di un quarto di secolo.
Il capolavoro del rimedio: la matematica della follia quotidiana
Ed è qui che casca l'asino dell'efficienza sbandierata dalla Giunta GLORIO.
L'Ente ha già a disposizione i Messi comunali, ovvero coloro che ogni santa mattina arrivano presto in Piazza del Comune per aprire i portoni e togliere gli allarmi, ovviamente pagati anche per questa mansione.
Buona parte del servizio è dunque già coperta dagli Affari Generali, ma invece di completare l'opera organizzando i loro turni per coprire linearmente anche la sera, il Sindaco ha preferito decretare che la chiusura può eseguirla "la qualunque" muovendosi da via Molino Mensa, pur di non distogliere l'unica pattuglia sul territorio da compiti vitali eventuali come la verbalizzazione di un incidente stradale o altro impegno sul territorio.
I numeri di questa scelta, però, rasentano il ridicolo: la distanza esatta tra la caserma e il Palazzo Comunale è di 2,5 chilometri, percorribili in circa 6 minuti di auto.
Questo, sia chiaro, solo in condizioni di traffico ideale. Perché all'orario di chiusura degli uffici, con la viabilità ordinaria paralizzata dal rientro serale, quei minuti raddoppiano facilmente.
Fate due calcoli: l'agente incaricato dovrà mettere in conto ogni giorno un giro a vuoto di ben 5 chilometri e un totale di almeno 12 minuti persi solo per gli spostamenti. Considerato che l'ordine impone di muoversi 15 minuti prima della fine del turno, all'agente bloccato nel traffico resteranno a malapena manciate di secondi netti per parcheggiare, entrare, ispezionare tre piani di uffici, spegnere le luci dei burocrati e blindare i portoni.
Un trionfo del non-senso e dello spreco di carburante e di energie a spese dei contribuenti osimani.
L'ultimatum di settembre: una tempesta in un bicchiere d'acqua
L'ultima riga del documento sindacale suona come un vero e proprio ultimatum sulla scrivania della GLORIO.
Le sigle dei lavoratori (Cisl FP e Uil FPL, oltre al sindacato autonomo Polizia locale Csa) hanno attivato il timer, firmato dai rappresentanti territoriali e dalle RSU – Giovanni CAVEZZA, Alfredo BELTRONI e Bruno CRESCENZI – intimando al Sindaco e al Segretario comunale Mariarosaria GIORGIO una convocazione d'urgenza entro la prima settimana di settembre.
La bomba è innescata e lo stato di agitazione dei Vigili urbani è ormai dietro l'angolo.
Eppure, l'aspetto più disarmante di tutta questa vicenda è che la tempesta nasce dentro un bicchiere d'acqua, provocata unicamente dall'incapacità organizzativa di una Giunta che si perde sulle scadenze più banali.
Per un cervello normale, infatti, la soluzione è già scritta da anni nelle regole del buonsenso: chi apre il Palazzo al mattino deve essere lo stesso che lo chiude la sera. Basterebbe disporre un banalissimo cambio di turnazione per i Messi comunali, che sono già dipendenti interni dedicati ai servizi generali e alla portineria.
E invece no. A Osimo si preferisce umiliare la Polizia Locale, sprecare benzina pubblica e paralizzare gli agenti nel traffico pur di non toccare lo status quo degli uffici solo perché "si è sempre fatto così".
Ora la palla passa al Sindaco: a settembre vedremo se prevarrà la logica della buona amministrazione o se vincerà l'orgoglio e l'ostinazione del Podestà.
https://www.dottromaldini.com/



