2013: UNA COLTELLATA IN PETTO PER PUNIRE L’ADDIO A LUCA GRACIOTTI IERI ANTEMINA TROVATA MORTA, 14 ANNI FA “INAUGURO'” I FEMMINICIDI

Originaria del Napoletano, la donna aveva dedicato quindici anni di vita sentimentale all’osimano, convivendo a Numana con Luca Graciotti coetaneo. L’uomo, un passato burrascoso con la “banda Di Paola” (tristemente nota nei primi anni 2000 per gli assalti professionali ai bancomat) non aveva accettato la fine della relazione… punendo la donna piantandole una lama di 30 centimetri vicino al polmone destro, per poi tentare di strangolarla. Graciotti per il tentato omicidio venne condannato a 6 anni di reclusione, mentre la compagna soffrì a lungo dei postumi della vicenda pagando con la depressione e l’incubo di tornare ad incrociare l’ex in giro per Osimo
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di Sandro PANGRAZI
Quando i Carabinieri del Norm accorsero in via Scalette (quartiere San Marco) all’alba di un giovedì di piena estate – erano le 5 del mattino del 22 agosto 2013 – la ritrovarono in strada, con un coltellaccio da cucina ancora conficcato nel petto!

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Un attrezzo con una lama di circa 30 centimetri che, per puro miracolo, sferrato dall’uomo che aveva amato, non trapassò mortalmente un polmone di Antimina CESARANO.
La donna, di origini napoletane, all’epoca 41 anni, da sei giorni era l’ex convivente del coetaneo osimano Luca GRACIOTTI; e da sei giorni, interrotta la relazione amorosa e di vita, aveva trovato ospitalità momentanea presso la sorella.
Se Luca GRACIOTTI – un passato rovinoso di droga e arresti, culminati anni prima per aver tristemente preso parte alla “banda DI PAOLA”, specializzata in bancomat da far saltare – non riuscì nell’intento di mandare al Creatore la propria donna, deve la casualità al coraggio del nipote 12enne della CESARANO che, richiamato in strada dalle urla della zia, corse in soccorso armato di una scopa!

Tanto bastò per far desistere GRACIOTTI dall’intento omicida; l’uomo, per non farsi cogliere sul fatto, cercò scampo rifugiandosi in casa, in quel tempo a Numana, dove i militari dell’allora Luogotenente ALMIENTO lo colsero praticamente in flagrante, con ancora indosso la maglietta insanguinata dalla coltellata sferrata ad Antimina.
Sei giorni prima, il 16 agosto 2013, a far scappare la donna da una convivenza destinata ad un vicolo oscuro della vita, il commento di GRACIOTTI ad una delle prime notizie tv etichettate “femminicidio”.
Ascolto un servizio al telegiornale, GRACIOTTI in presenza della CESARANO, si fece scappare: “Fanno bene, questi… ad ammazzare le donne!”.
Da qui l’avvio del campanello d’allarme e il pericolo chiaro intuito dalla poveretta che si rifugiò a casa della sorella, inutilmente.
Il 22 agosto, di mattina presto, Luca GRACIOTTI si portò sotto la nuova casa della ex, sapendo che doveva uscire al lavoro.

Attese che Antimina arrivasse in via Pompeiana dove aveva parcheggiato la macchina e salisse in auto. A quel punto l’osimano ha agito, entrando in azione. E’ uscito da dietro un muretto dove si era nascosto brandendo in mano il coltellaccio… poi, in un attimo, si è avvicinato alla portiera dell’auto trascinando all’esterno il proprio ex amore, massacrandola di botte e urlando: “Devi venire con me!”.
All’ennesimo rifiuto di Antimina il fendente al petto, per fortuna non reiterato grazie all’arrivo immediato del nipotino e della sorella della vittima, richiamati dalle urla e dal trambusto, che posero fine all’aggressione e al tentativo ultimo di strangolarla.
Ad Antimina, tutto sommato, andò benone. Operata per la sospetta perforazione del polmone destro, la 41enne napoletana se la cavò con 25 giorni di prognosi.
Ben maggiori le conseguenze devastanti sull’animo e le cicatrici invisibili che segnarono la donna la quale, tuttavia, un paio di anni dopo, trovò la forza e il coraggio civico di denunciare l’accaduto in pubblico e di raccontare 15 anni di soprusi.
L’occasione capitò partecipando alla trasmissione di Rai3 “Amori criminali” nella speranza di alimentare, con la propria testimonianza di donna ferita, alla crescita sociale della denuncia – all’epoca solo un una opzione lontana – nel mondo femminile.
La poveretta, scomparsa ieri pomeriggio per un attacco cardiaco, mentre si trovava sola in casa, al 106 di via Olimpia, testimoniò se stessa anche ai giornali.
Come si può – le chiesero – arrivare ad un simile stato di odio? Al punto da desiderare di punire una donna con la vita?
“Dopo quel giorno ha avuto modo di fare un percorso di recupero con l’associazione “Donne e Giustizia”. Lì ho capito come per anni avessi sempre sottovalutato piccole cose, per abitudine, per quieto vivere, ma in realtà dei segnali.
Nel mio caso nacque tutto da un rapporto squilibrato in cui c’era una persona che decideva e l’altra che subiva.
Lui riusciva a farmi sentire incapace, colpevole, mi insultava.
Io capivo che sbagliava ma tacevo perché poi, poco dopo, finiva tutto e non davo più peso.
Solo poi ho capito quanto grave potesse essere rompere un oggetto durante un litigio… o fare continue telefonate per controllare dove fossi… o peggio ancora ricevere uno schiaffo.
Nell’ultimo anno Luca era diventato intrattabile. Rimase senza lavoro e non accettava che io ne avessi uno.
Invece di appoggiarmi nei miei piccoli successi, mi derideva perché non voleva sentirsi in una condizione di inferiorità… inferiorità al maschio che, nella sua testa, era il mio posto naturale”.

Possibile che lei non avesse sospettato mai che potesse essere così violento?
“Al tempo una cosa del genere non l’avevo mai presa in considerazione. L’unica cosa che ricordo, pochi giorni prima l’aggressione, una delle sue esplosioni di ira: mi versò addosso una bottiglia d’acqua per non picchiarmi e dirmi che se non me ne fossi andata di torno mi avrebbe fatto passare un guaio.
Avevo cominciato a temere qualche schiaffo… ma mai un’aggressione vera e propria”.
Cosa direbbe alle donne che oggi (l’intervista e dell’estate 2015, NdR.) stanno vivendo il suo stesso calvario?
“Cercate di instaurare un rapporto alla pari; il partner non deve sempre e solo prevalere. Nel momento in cui ci si accorge che più di qualcosa non va, si deve troncare la relazione.
E’ meglio uno strappo doloroso piuttosto che vivere a metà a tutti i costi.
Noi donne purtroppo sbagliamo… soprattutto quando pensiamo di poter cambiare le persone, di poterle giustificare. Ma non è così”.
Come vede il suo futuro?
“Ho paura di non riuscire più a fidarmi di un uomo; anche se vorrei farlo, ho paura di non riuscire a vivere una nuova storia di amore. Per fortuna c’è una famiglia che mi sta accanto e mi è sempre vicino”.
Sarebbe disponibile a perdonare Luca GRACIOTTI?
“Ora per lui provo solo pena, niente rabbia. La rabbia, forse, non l’ho mai provata. Per il resto Luca non ha mai chiesto scusa, per cui non mi pongo il problema”.
Che cosa farà quando Luca GRACIOTTI uscirà dal carcere?
“Ho ancora paura di quell’uomo. Se Luca dovesse uscire, credo che prenderò delle precauzioni per difendermi… anche perché da Osimo non posso andar via.
Qua ho tutto: il lavoro, la casa, la famiglia.
Non so come cambierà la mia vita quando lui tornerà libero, ma sono sicura che un domani farò la mia vita senza mai più nascondermi”.
Antemina CESARANO, in realtà, nonostante i tentativi e gli aiuti, stentò a lungo a riprendersi da quella aggressione e da 15 anni di amore e convivenza a Numana.

Già all’epoca dell’intervista, due anni dopo, la poveretta aveva perso 12 chili di peso; una perizia psichiatrica narrava chiaramente di uno stato perenne di allerta e di minacce che incidevano nello scaturire ansia e nella conseguente perdita del sonno, sofferenza psicologica per fatalmente tramutarsi in depressione
Luca GRACIOTTI, arrestato quasi in diretta dai Carabinieri, attese in casa, come ebetito, seduto in cucina, l’arrivo delle manette. Del resto ebbe neanche il tempo di togliersi da dosso la maglietta indossata per l’aggressione, ancora intrisa del sangue di Antemina.
Luca GRACIOTTI, per il tentato omicidio della propria donna, potè congratularsi con il proprio avvocato Marcello MARCELLINI che riuscì a far cadere, in dibattimento, sia in primo grado che in appello, le aggravanti della reiterazione e soprattutto della premeditazione.
Secondo la tesi difensiva, Luca GRACIOTTI non partì da Numana, alla volta di Osimo, alle 5 del mattino, con l’intenzione di uccidere Antemina.
“Non c’è stato tentato omicidio, disse convinto MARCELLINI, perché la donna non è mai stata in pericolo di vita… e il fatto in se (la coltellata al polmone destro con una lama da 30 centimetri, NdR.) non rappresenta l’atto idoneo a procurare la morte”.
Il colpo inferto, allora? “Per la difesa solo un gesto involontario scaturito nella colluttazione…”.
Tesa ardita ma riconosciuta di un qualche senso logico dal Gup Paola MOSCAROLI che, a fronte della richiesta di una condanna dell’osimano a 12 anni avanzata dal Pm Giovanna LEBBORONI, sentenziò come congrua la pena inflitta di 6 di reclusione.

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Condanna confermata in Appello, salvo ricorso in Cassazione.
Amarezza per la sentenza dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Federica BATTISTONI nell’interesse dei familiari di Antemina.
Alla luce della richiesta a 12 anni e soprattutto visto lo spuntare del fenomeno storico, in seguito identificativo con l’appellativo di “femminicidio”, la difesa commentò l’esito parlando di “sentenza inopportuna”.
Ieri, all’improvviso, l’addio alla vita della donna, morta in solitudine portandosi dietro l’amarezza di una vita segnata dall’offesa più grande.
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