L'ASSESSORE CINZIA PETETTA (FDI) NON SI RICANDIDA E SBATTE LA PORTA IN FACCIA AI MASCHI DOMINANTI
L'amministratrice di Senigallia in una intervista ha denunciato un clima di tossicità nel partito della Meloni: "Trattata come un’intrusa, i vertici hanno avallato questo ostracismo col loro silenzio". Creato, unico caso in Italia, la Giornata dell'Uomo... tra i dileggi della Sinistra e l'indifferenza dei suoi: ora torna in corsia


Non è un addio, è un atto d’accusa che brucia.
Cinzia PETETTA, Assessore ai Servizi alla Persona e alle Pari Opportunità del Comune di Senigallia, ha deciso: a maggio non rincorrerà alcuna poltrona.
La sua esperienza amministrativa finisce qui, tra veleni, boicottaggi interni e il peso di essere stata una "aliena" nel suo stesso schieramento. Non lascia la politica e il partito ma fa un passo indietro.
L’intervista: "Troppi galli in un pollaio di uomini arroganti"
Assessore PETETTA, la sua è una resa o una liberazione?
"Chiamiamola coerenza. La mia decisione è irrevocabile: in primavera non sarò della partita. Ringrazio il Sindaco OLIVETTI e il Coordinatore provinciale CICCIOLI ma non posso più convivere con l'arroganza di certi uomini del mio stesso partito... personaggi hanno scambiato il confronto politico con la prevaricazione. Non mi hanno mai rispettata".
Lei si occupa di Pari Opportunità ed è stata protagonista di un caso nazionale: la "Giornata dell'Uomo". Un'iniziativa che l'ha lasciata sola contro tutti.
"Esatto. Senigallia e il mio Assessorato sono stati gli unici in Italia ad avere il coraggio di istituire una giornata di riflessione dedicata all'uomo.
Un primato nazionale di cui vado fiera, ma che è diventato il simbolo della mia solitudine politica.
Da una parte il mainstream di Sinistra mi ha derisa e insultata, dall'altra il mio stesso schieramento di Destra ha preferito ignorarmi, lasciandomi scoperta al fuoco nemico.
È lì che ho capito quanto fosse profondo il solco".
Il paradosso è che proprio tra i suoi banchi si è sentita discriminata.
"Lo considero un insulto a tutto ciò che rappresento. Non faccio la vittima, ma sono stanca di parlare al muro. In Fratelli d'Italia mi sono sentita di troppo sola dal minuto uno.
C’è chi ha lavorato scientificamente per “farmi fuori” fin dal giorno del mio insediamento, trattando le mie iniziative come fastidiose anomalie".
Il partito l'ha lasciata sola al fronte?
«Peggio. Una parte della dirigenza locale non ha mai avuto fiducia in me. Ma il dolore vero è il silenzio dei vertici: sapevano tutto, hanno assistito a eventi sgradevoli e umilianti nei miei confronti, ma non hanno mai preso posizione. Quel silenzio ha pesato più delle offese della Sinistra".
Dicono che lei abbia un carattere difficile.
"Se avere schiena dritta e rivendicare la propria dignità significa avere un “caratteraccio”, allora sì, lo rivendico con orgoglio.
Preferisco questo che subire in silenzio o scoprire le decisioni del partito da estranei. Non sono una pedina".
Dopo le fughe di BIZZARRI, TOMASSONI, LIVERANI e DA ROS, lei è l'ennesima che saluta. Cosa resta di questo gruppo?
«Io resto nel partito ma mi tolgo dalla mischia. Non ho più voglia di scontrarmi con mulini a vento.
Ho perso stipendio e contributi mettendomi in aspettativa dal mio lavoro di infermiera per servire la città.
Ora torno tra i miei pazienti, dove il rispetto è un fatto concreto e non una parola vuota da campagna elettorale".




