IL GOVERNO REGALA ALLE MARCHE 2 ASSESSORI IN PIU’, LATINI SALVATO? DALL’8 AGOSTO LA 122 MALAN E’ LEGGE, LE MARCHE DA 6 A 8 DELEGATI

Marche e Calabria, entrambe al voto e entrambe sotto i due milioni di abitanti, potrebbero approfittare al volo di una disposizione che consente ai Presidenti di regione più margini di manovra politica. Nel caso specifico la norma servirebbe ad uscire dallo strano cul de sac in cui determinato dalla sconfitta di Acquaroli in provincia di Ancona; esito che ha costretto la lista Udc-Liste civiche, vincitrice in coalizione, a soccombere! A vantaggio di Macerata
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di Sandro PANGRAZI
Tre assessori a Fratelli di Italia (BALDELLI, BUGARO e forse AUSILI), due alla Lega, uno a Forza Italia, uno ai Marchigiani (CALCINARO) e uno all’Udc. Presidenza dell’Assemblea regionale a Forza Italia.
Questo lo schema che il risultato elettorale dovrebbe consigliare, quanto meno sui numeri, alla nuova maggioranza di Centro-Destra. Quanto ai nomi, ovviamente, tutto al momento costituisce un magma che si forma e si modifica praticamente alla velocità della luce, quindi al momento non sondabile con un minimo di attendibilità da assurgere al rango di notizia.

I numeri, piuttosto (i più attenti o i più bravi in matematica se ne saranno già accorti), sembrerebbero non tornare: 3+2+1+1+1, anche invertendoli di ordine, danno un totale di 8… 8 Assessori quando i collaboratori di ACQUAROLI sono, al momento, fissati per Statuto in quota di 6.
Dove l’errore? Nessuno sbaglio grossolano. A rendere esatto il nuovo conteggio è la novità, nota a politici e addetti ai lavori, della leggina 122, due punti in tutto – detta Legge MALAN (dal Senatore piemontese di Fratelli di Italia, primo firmatario, Lucio MALAN) – sottoscritta dal Presidente della Repubblica MATTARELLA sotto Ferragosto; legge che consente alle regioni italiane medio piccole sotto i 2 milioni di abitanti – curiosamente le Marche e la Calabria, entrambe al voto regionale – di estendere il numero degli Assessori dai canonici 6 ai possibili 8.
Abbiamo detto 8? Perfetto! Tre Assessori Fratelli, due leghisti, un forzista, il monarca del nuovo Principato di Fermo e un Udc fanno appunto 8, con bonus Forza Italia per il successore del Presidente LATINI.
Proprio Dino LATINI potrebbe essere chiamato (esclusivamente da ACQUAROLI e superando il pollice verso di tutti gli alleati possibili, a cominciare da frange impazzite della stessa Udc!) ad essere recuperato alla politica da esterno.
Ci spieghiamo meglio. Dopo aver perso lo scranno in Consiglio regionale scattato all’Udc di Macerata, sconfitta patita per colpa politica di ACQUAROLI (perdente in provincia di Ancona e di una legge elettorale a dir poco singolare che punisce le liste vincenti!), LATINI parrebbe essere avviato all’incasso grazie al beneficio di una Giunta allargabile, per legge dello Stato, da sei a otto componenti.
Ovviamente nulla a questo mondo avviene per caso; tanto meno in politica.

Risulta che da mesi, almeno a partire da aprile, se non prima, ACQUAROLI abbia segnalato alla MELONI un possibile problema futuro di maggioranza legato ad una sconfitta elettorale, quasi certa, nelle previsioni della vigilia (confermate dal risultato) limitatamente ad Ancona e dintorni: 92.344 voti per ACQUAROLI, 98.901 per RICCI.
Mancano all’appello 6.557 consensi che mai il solo Udc, pur targato Liste civiche, avrebbe potuto recuperare nella sola provincia dorica.
Da qui l’inevitabile stop, indolore per l’intera coalizione, eccezion fatta per il partito più piccolo che, in forza dei bizantinismi della legge elettorale marchigiana, si è visto scavalcare dalla proposta maceratese pur potendo vantare, a parità di percentuale (2.30% ad Ancona e 2.30% a Macerata) ben 1.352 voti in più, resi inutili da qualche mago dei numeri.
Cul de sac ovviamente affrontato preventivamente da ACQUAROLI su entrambi i fronti: MELONI per la legge da inventarsi a Ferragosto e LATINI per garantirsi il leale apporto, ricambiato dal “paracadute” dell’allargamento della Giunta.
Allargamento fattibile ad un’unica condizione: Scudo crociato e Liste civiche debbono portare a termine il proprio lavoro consegnando ad ACQUAROLI la dote minima di un pugno di voti pari ad eleggere la rappresentanza di un Consigliere regionale.

Missione compiuta.10.853 preferenze hanno innalzato sei punti di vantaggio a quota otto, chiudendo di fatto ogni chance a RICCI.
Ovvio pensare che LATINI e l’Udc e i Civici abbiamo affrontato la “questione Ancona” forti, in cassaforte, della promessa di intervento diretto da parte del Governatore, senza la quale la partecipazione alle elezioni si sarebbe automaticamente trasformata in una gara al massacro politico.
Da qui l’urgenza di sollecitare il Senatore MALAN a fare presto e bene, così come, sotto il solleone agostano, l’ex leghista, l’ex forzista e politico di lungo corso, ha puntualmente portato a termine.
Così da 122 MALAN? Giusto due cosette semplici semplici.
Al comma B dell’articolo 1, recita: “nelle Regioni fino a due milioni di abitanti, il numero massimo degli Assessori regionali può essere aumentato fino a due unità”.
Il successivo comma 3 chiarisce anche che le Regioni che intendono adeguare il proprio Statuto alle nuove disposizioni, possono farlo nei limiti di stanziamento del bilancio e comunque “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.
Per intendersi: la torta degli stipendi, anziché sei fette, dovrà essere suddivisa pensando di realizzare otto porzioni uguali.
Ciò detto, il recupero di Dino LATINI in Giunta, detto il 1° di ottobre, a 48 ore dall’esito del voto (positivo ma incredibilmente punitivo), potrà suonar strano; certamente troverà, poco ma sicuro, più di un politico, specie nella Fiamma ma non solo, disponibile a spendersi per boicottare l’operazione.
Dopo di che, a fine ottobre o giù di li, le somme saranno tirate in solitario dal confermato Governatore, l’unico in grado di reggere le fila; un ACQUAROLI a cui LATINI, nella XI legislatura, ha più volte tolto autentiche castagne dal fuoco, ultime in ordine di tempo i casi PUTZU.
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